mercoledì 13 gennaio 2010

A Eliodoro Spech, Capitano - Modena p. Correggio



Scriveva il grande Giuseppe Garibaldi in una lettera indirizzata:
A Eliodoro Spech, Capitano -
Modena p. Correggio
"Dette carabine e rispettive bajonette sono in deposito presso il Capitano Spech, ora residente a Correggio, provincia di Modena"

Un un altra lettera è mandata per posta a "Eliodoro Specchi", datata: "Torino, lì 8 aprile 1860"
vedere Epistolario di Giuseppe Garibaldi: 1860.

Troviamo nel Diz. Risorgimento Naz. vol IV (Le persone) p. 326:
Spech, Eliodoro (Milano 1810 - ivi 1866), capitano e poi colonnello.
Milanese, noto come Specchi, era un ottimo cantante già caporale al servizio della repubblica Romana (1849).
Si era creduto che fosse bolognese perchè visse in quella città fin da bambino, cresciuto dalla zia.

E' indicato anche come "un esule venuto dall'America a Millesimo, spesso ospite degli Scolopi, amico e corrispondente dell'Eroe".

Vi è una lettera di Cesare Abba a Mario Pratesi, Venezia che viene scritta a Cairo, il 21 luglio 1873 (in Epistolario di G.C.Abba, Ediz. Naz. Morcelliana ed. p. 278) che dice di aver scritto "alla signora Salvi di Bologna, sorella del colonnello Specchi che tu sai quanto era amico mio, ed il 21 giugno 1866, si suicidava a Molfetta".

Mentre il prof. Scirocco, nel suo libro sull'Eroe dei Due Mondi scrive che "nel febbraio 1861, nell'isola di Caprera, Garibaldi si veste con eleganza per la figlia Teresita, balla con lei un valzer suonato al pianoforte da Eliodoro Specchi, tenore in giuventù, poi ufficiale garibaldino".

Eliodor Specchi - famoso cantante d'opera



La fabbrica di candele di Meucci a Clifton (New York) e gli esuli italiani
Quando Giuseppe Garibaldi arrivò a New York nel 1850, un anno dopo la caduta della Repubblica Romana e la morte di Anita a Comacchio, fu subito attorniato da manifestazioni di ammirazione
e di affetto di amici e sostenitori italiani. Uno di questi era Antonio Meucci con cui il Generale arrivò presto a trovarsi in accordo sulla necessità di:
  • intraprendere un'attività capace di dar lavoro al massimo numero possibile di esuli italiani disoccupati (e Garibaldi si metteva tra quelli) ;
  • trovare una sistemazione in campagna, dove si potesse vivere con poco e non si fosse continuamente distratti dalla vita convulsa della città.


  • Fu Max Maretzek , all'epoca impresario del Castel Garden e amico del tenore Lorenzo Salvi (che aveva sposato Adelina, sorella di Eliodoro Specchi), che trovò la soluzione ideale: una casetta in campagna , denominata Forest cottage , a Clifton, nell'isola di Staten Island (New York). Nel terreno circostante venne costruita una fabbrica concepita da Meucci e destinata a produrre candele con una tecnica messa a punto da lui stesso. Il tenore Salvi venne convinto a mettere il capitale necesario per il terreno e l'edificio della fabbrica.


    A seguito di tutto questo, Giuseppe Garibaldi e il suo aiutante di campo, il colonnello Paolo Bovi Campeggi, convissero per vari mesi con i Meucci , e furono ospiti della sua casa.


    Durante l’inverno tra il 1850 e il 1851, Garibaldi fu abbastanza assiduo nell’aiutare Meucci nel lavoro del "sego" come chiamava lui il materiale usato per la produzione delle candele) . 
    Soltanto una volta Garibaldi fu preso dallo sconforto, come racconta lui stesso nelle sue Memorie Autobiografiche:
    "...Lavorai per alcuni mesi, con Meucci - che, benché lavorante suo, mi trattò come della famiglia, e con molta amorevolezza. Un giorno però, stanco di far candele - e spinto forse da irrequietezza naturale ed abituale - uscii di casa, col proposito di mutar mestiere. Mi rammentavo d’esser stato marino - conoscevo qualche parola d’inglese - e mi avviai sul litorale dell’isola, ove scorgevo alcuni barchi di cabotaggio occupati a caricare e scaricar merci. Giunsi al primo, e chiesi d’esser imbarcato come marinaio. Appena mi diedero retta: tutti, quanti ne scorgevo sul bastimento - continuarono i loro lavori. Ritentai la prova, avvicinando un secondo legno. Medesima risposta. Infine ad un altro, ove si stava lavorando a scaricare, e dimandai mi si permettesse aiutare al lavoro - e n’ebbi in risposta che non ne abbisognavano. "Ma non vi chiedo mercede" io insistevo: e nulla. Voglio lavorare per scuotere il freddo" (vi era veramente la neve) meno ancora. Io rimasi mortificato! Riandavo col pensiero a quei tempi quand’ebbi l’onore di comandar la squadra di Montevideo - di comandarne il bellicoso ed immortale esercito! A che serviva tutto ciò? - non mi volevano! Rintuzzai la mortificazione, e tornai al lavoro del sego. Fortuna ch ‘io non avevo palesato la mia risoluzione all'eccellente Meucci - e quindi, concentrato in me stesso, il dispetto fu minore. Devo confessar di più: che non era stato il contegno del mio buon principale verso di me, che mi avesse obbligato alla intempestiva mia risoluzione - egli mi era prodigo di benevolenza e d’amicizia - siccome lo era la signora Ester di lui sposa.... "
    Tramite Adolfo Rossi [1], che lo sentì dalla viva voce di Meucci, oggi sappiamo che la nostalgia di Garibaldi per il mare era ben nota al suo "principale" Meucci; tanto che un giorno questi acquistò un modesto battello a vela latina, e lo affidò alla perizia marinara del Generale per metterlo in perfette condizioni di navigazione. Il battello doveva servire alla pesca e alla caccia delle anitre e Garibaldi non vi lasciò entrare nessuno prima di averlo sperimentato in tutti i modi. Lo scafo, dipinto in bianco, rosso e verde ebbe il nome del sacerdote cappellano Ugo Bassi, giustiziato dagli austriaci durante la campagna del ‘49.
    Diretto da un "pilota" come Garibaldi, il battello, suscitava l’ammirazione di tutti, anche se il suo uso costava fatica, perché ad ogni escursione bisognava trarlo a terra, caricarlo sopra un carro e condurlo a casa per metterlo al sicuro dai ladri. Fortunatamente c’erano visitatori i quali aiutavano spesso a portarlo in spalla... "
    La microscopica colonia garibaldina, divenuta subito punto di riunione degli esuli italiani e dei rifugiati politici di ogni nazionalità, si ingrandì successivamente con l'arrivo di Righini e Oregoni, che avevano combattuto agli ordini del Generale nella Legione Italiana di Montevideo e in Italia.
    Quando, l'8 aprile del 1852, Garibaldi decise di accettare l'invito dell'amico Francesco Carpaneto di accompagnarlo nei viaggi commerciali che questi intendeva fare verso i porti dell'America Centrale, lasciò ad Antonio ed Ester Meucci molti ricordi personali fra cui la camicia rossa indossata durante la difesa di Roma (ora presso il Museo del Risorgimento a Roma).



Il famoso cantante lirico Eliodoro Specchi che Garibaldi nelle sue prime lettere chiamava "mio caro Spech.." aveva ottenuto successi a Pietroburgo, Siviglia, New York, venne in Italia quando arrivò Garibaldi dal Sud America. (Lo ricorda a questo proposito il libro Achille Neri, Il ritorno di Garibaldi in Italia nel 1854".









Amico di Cesare Abba e Giuseppe Garibaldi
Per il mio blog su Abba --->http://cesareabba.blogspot.com/
Qui di seguito le
Notizie sulla morte del tenente colonnello Specchi, da una ricerca del prof. Luigi Ferrando di Millesimo.
Dal giornale: “L’armonia della religione colla civiltà” di mercoledì 27 giugno 1866, anno XIX, n° 149
NOTIZIE VARIE (


SUICIDIO)
Un telegramma particolare in data di Molfetta, 23, reca la notizia che il Tenente Colonnello Specchi, nel reggimento dei volontari di Garibaldi, si uccise la mattina con un colpo di pistola, lasciando scritto:
“Nessuno si occupi della mia morte; l’onorevole posto affidatomi è superiore alle mia forze. Prego il bravo maggiore Tasca inviare a mia sorella Adele tutto ciò che mi appartiene. Augurando vittoria agli Italiani, prego il mio amato Generale Garibaldi a non dimenticare il suo povero Specchi”.
Il colonnello era da più giorni assai preoccupato della gravità dei suoi uffici. Le parole degli amici non valsero ad infondergli coraggio.
Dalle carte del teologo Antonio Bosio,
Biblioteca Civica di Torino Centro, Mazzo 33
For the
Mail art project - send to:
Bruno Chiarlone
p.o. box 163
17014 Cairo Montenotte
ITALY

Ma a Millesimo dove fu ospitato?
(In casa Motta, sulle cui pareti ci sarebbe anche una lapide fatta mettere dal Sindaco Delfino e dal Col. Sclavo che fu inaugurata nel 1904, mentre nel 1907 fu posta una lapide nell'atrio del Municipio a Garibaldi nel Centenario della nascita e a ricordo dei garibaldini caduti di Millesimo. Lo dice Abba in una sua lettera e ne scrisse anche l'epigrafe.)

Gettato un ovo e fatta una giravolta, lo avrebbe spaccato colla palla della sua carabina


Homage to Cesare Abba - artwork of Christine Tarantino, Wendell - USA.



Due cari morti (da « Rassegna settimanale », 1882 di Cesare Abba). Eliodoro Specchi e Atanasio Canata.   Oh voglio una sera andare nella Certosa di Bologna e cercherò tanto per quei chiostri  che troverò la tomba di Eliodoro Specchi, sepolto là dentro da quindici anni. Immagino che quella tomba sorga in un cantuccio modesto; veggo i fiori che una volta alla settimana va a porvi  la vecchia sorella del morto, e se lascio andare la fantasia, ecco Gioachino Murat, discendere del suo piedestallo, venir giù a passi sonanti per la cupa corsia: si mette alla testa dell'ombre di tutti i valorosi sepolti  nella Chiesa, e li conduce ad onorare un uomo che fu prode. Conobbi Specchi la prima volta in Carcare, piccolo paese in Val di Bormida, là tra il Genovesato ed il  Piemonte, un giorno del 1856. Qualcuno aveva detto di aver visto Vittorio Emanuele entrarsene da solo nel collegio degli Scolopi; e i curiosi accorsi stavano coll'animo sospeso per vedere all'uscita com'era fatto quel re. Dopo un tratto venne fuori dal convento, un uomo di statura giusta, d'aspetto militare, somigliante davvero un poco a Vittorio; camminava  franco, vestiva con semplicità signorile, aveva mustacchi e capelli brizzolati, occhi che ferivano lontano, guance fresche, nessuna ruga.   - Che re - disse un medico che era là con la folla. — Certo che ha petto da re e magari da imperatore; ma è soltanto un signore che fu applaudito in tutti i teatri del mondo, da Pietroburgo a Nuova- Yorck; e ha tirato e si è fatto tirare addosso le schioppettate per la libertà. Sapete che cosa è la libertà? Voi  in Piemonte sì da qualche anno; ma nel resto d'Italia vi è notte, notte, notte anche nella città di quel  signore che è a Bologna, quantunque sia negli stati del Papa-  E fece una smorfia che mi rimase scolpita. Intanto Specchi era passato, e la gente se ne andava ai fatti suoi malcontenta di non aver veduto il re,  e chiacchierando sul conto del forestiero. Dicevano che egli era tornato da poco dagli Stati Uniti;  che aveva  voluto portare ad una famiglia di Millesimo certe lettere di un amico lasciato laggiù; e che, siccome in quel  borgo vi fu sempre buon viso e buon cuore per gli ospiti, cosi egli vi si era trattenuto  una settimana, due,  un mese, e poi non se n'era più andato. Infatti volendo rimanere in Italia, Specchi altrove che in Piemonte non avrebbe potuto stare. In ogni  altra parte gli avrebbero messo le mani addosso e guai! Amava la solitudine, era cacciatore, tirava che,  gettato un ovo e fatta una giravolta, lo avrebbe spaccato colla palla della sua carabina: Millesimo a pie  del castello di Cosseria, borgo recondito in mezzo a boschi e vigneti, abitato da gente affettuosa e alla  mano, pareva fatto apposta per lui. Quel giorno era venuto a Carcare, una camminata di un'ora e mezzo e aveva visitato il collegio degli Scolopi. Il collegio fioriva in quei tempi popolato di gioventù vigorosa della Liguria e d'ogni parte del Piemonte. I frati erano tutte persone di valore; e vi insegnava lettere, grande svegliatore d'ingegni e di cuori, il Padre Atanasio Canata da Lerici, nato artista, fattosi frate, vissuto cattedra e libri tutta la vita.Aveva allora passati di poco i 40 anni ; serbava tutto il fuoco della gioventù, che doveva essere stato un vulcano; uomo da dipingere con la spada in pugno come S. Paolo. Rimasto al secolo, l'Italia l'avrebbe visto  morire in qualcuno dei moti dal 31 in poi, o esule si sarebbe fatto sentire come una tromba di guerra: chiuso in quel collegio era venuto su insegnando, educando, finche nel 1848 esplose da solo come (...)

Millesimo borgo ospitale di garibaldini


Due vedute di CASA MOTTA a Millesimo, in via Roma, dove fu ospitato Eliodoro Specchi fino al 1866.


Lapide fatta collocare dal sindaco Luigi Delfino all'ingresso del Palazzo Civico nel 1907 in occasione del centenario della nascita di Garibaldi.


Questa due lapidi funebri sono poste sulla tomba di famiglia Salvi nel Cimitero Monumentale di Bologna
(foto - courtesy of Museo del Risorgimento - Bologna)



da: LA STAMPA, 15 gen 2010





Il grande Eliodoro Specchi a Millesimo nel 1856 fino al 1866, quando si uccise con un colpo di pistola.
testo di Bruno Chiarlone
"Facesti bene a ridestare il ricordo di quel prode uomo, e io te ne ringrazio con te Delfino, al quale farai tanti e tanti auguri e darai saluti da parte mia. Così mi ricorderai a quelli che ancora sanno che io vivo". Così scrisse il nostro concittadino Cesare Abba all'amico Francesco Sclavo che si trovava a Millesimo il 30 agosto 1904. In più gli manda il testo di una epigrafe che sarebbe stata scolpita sulla lapide posta a Millesimo per commemorare il grande cantante lirico e garibaldino Eliodoro Specchi. 
"Te la trascrivo. Ho messo bolognese perché mi pare che tale fosse il nostro Specchi, ma se no tu muterai. Certo egli a Bologna non poteva andare, secondo che mi ricordo e di quegli anni e di ciò che si diceva di lui nei paesi nostri, e specialmente a Carcare dove se ne parlava." e dove Specchi frequentava l'amico patriota padre Canata. "Così sta nell'epigrafe la parola esule". E poi chiede: "Dove si apporrà la lapide? Alla casa Motta?" In questo caso sulla lapide dovrà essere apposta la parola "casa ospitale", altrimenti si parlerà di Millesimo come "borgo ospitale".
Questa lettera che ho trovato nell'epistolario di Cesare Abba mi ha permesso di capire e poi vedere con l'arch. Giancarlo Benzi, la casa ospitale del garibaldino Eliodoro Specchi a Millesimo.
Di questo combattente risorgimentale per la libertà d'Italia ebbi a parlare il 3 novembre nella Sala Consigliare di Millesimo con una mia lezione all'Univalbormida intitolata: "Le uova di Eliodoro Specchi, cantante lirico e garibaldino a Millesimo" e fui avvicinato dalle professoresse Tilli e Bruno che facevano anche loro una ricerca sullo Specchi con la scuola media locale, oltre al giovane insegnante d'appoggio di educazione artistica (Salvaggi), siculo in trasferta. Anche l'arch. scultore Giancarlo Benzi mi contattò e mi disse che suo bisnonno aveva conosciuto il "cantante" e il nono gliene parlava. 
Giuseppe Garibaldi invece scriveva a Specchi e lui andava a trovarlo a Caprera dove gli aveva riservato una stanza.
Partecipò alla spedizione dei Mille con il generale Cosenz e fu ferito nella Reggia di Caserta. 
Quando si uccise nel 1866, aveva il grado di Colonnello nel Corpo Volontari Italiani e comandava l'8 Reggimento.

Per altre informazioni vedi i miei blog:





Copertina del fascicolo preparato e inviato ad alcune biblioteche italiane.


Scheda: 12/28




Livello bibliograficoMonografia
Tipo di documentoTesto a stampa
AutoreChiarlone, Bruno
TitoloEliodoro Specchi, Cesare Abba tra storia e mail art / Bruno Chiarlone
Pubblicazione[S.l. : s.n.!, 2010
Descrizione fisica10, 9 c. : ill. ; 30 cm.
Nomi
Paese di pubblicazioneITALIA
Lingua di pubblicazioneITALIANO
Codice del documentoIT\ICCU\TO0\1752888
Localizzazioni
AL0130TO0GZBiblioteca del Seminario vescovile - Acqui Terme - AL