mercoledì 13 gennaio 2010

Gettato un ovo e fatta una giravolta, lo avrebbe spaccato colla palla della sua carabina


Homage to Cesare Abba - artwork of Christine Tarantino, Wendell - USA.



Due cari morti (da « Rassegna settimanale », 1882 di Cesare Abba). Eliodoro Specchi e Atanasio Canata.   Oh voglio una sera andare nella Certosa di Bologna e cercherò tanto per quei chiostri  che troverò la tomba di Eliodoro Specchi, sepolto là dentro da quindici anni. Immagino che quella tomba sorga in un cantuccio modesto; veggo i fiori che una volta alla settimana va a porvi  la vecchia sorella del morto, e se lascio andare la fantasia, ecco Gioachino Murat, discendere del suo piedestallo, venir giù a passi sonanti per la cupa corsia: si mette alla testa dell'ombre di tutti i valorosi sepolti  nella Chiesa, e li conduce ad onorare un uomo che fu prode. Conobbi Specchi la prima volta in Carcare, piccolo paese in Val di Bormida, là tra il Genovesato ed il  Piemonte, un giorno del 1856. Qualcuno aveva detto di aver visto Vittorio Emanuele entrarsene da solo nel collegio degli Scolopi; e i curiosi accorsi stavano coll'animo sospeso per vedere all'uscita com'era fatto quel re. Dopo un tratto venne fuori dal convento, un uomo di statura giusta, d'aspetto militare, somigliante davvero un poco a Vittorio; camminava  franco, vestiva con semplicità signorile, aveva mustacchi e capelli brizzolati, occhi che ferivano lontano, guance fresche, nessuna ruga.   - Che re - disse un medico che era là con la folla. — Certo che ha petto da re e magari da imperatore; ma è soltanto un signore che fu applaudito in tutti i teatri del mondo, da Pietroburgo a Nuova- Yorck; e ha tirato e si è fatto tirare addosso le schioppettate per la libertà. Sapete che cosa è la libertà? Voi  in Piemonte sì da qualche anno; ma nel resto d'Italia vi è notte, notte, notte anche nella città di quel  signore che è a Bologna, quantunque sia negli stati del Papa-  E fece una smorfia che mi rimase scolpita. Intanto Specchi era passato, e la gente se ne andava ai fatti suoi malcontenta di non aver veduto il re,  e chiacchierando sul conto del forestiero. Dicevano che egli era tornato da poco dagli Stati Uniti;  che aveva  voluto portare ad una famiglia di Millesimo certe lettere di un amico lasciato laggiù; e che, siccome in quel  borgo vi fu sempre buon viso e buon cuore per gli ospiti, cosi egli vi si era trattenuto  una settimana, due,  un mese, e poi non se n'era più andato. Infatti volendo rimanere in Italia, Specchi altrove che in Piemonte non avrebbe potuto stare. In ogni  altra parte gli avrebbero messo le mani addosso e guai! Amava la solitudine, era cacciatore, tirava che,  gettato un ovo e fatta una giravolta, lo avrebbe spaccato colla palla della sua carabina: Millesimo a pie  del castello di Cosseria, borgo recondito in mezzo a boschi e vigneti, abitato da gente affettuosa e alla  mano, pareva fatto apposta per lui. Quel giorno era venuto a Carcare, una camminata di un'ora e mezzo e aveva visitato il collegio degli Scolopi. Il collegio fioriva in quei tempi popolato di gioventù vigorosa della Liguria e d'ogni parte del Piemonte. I frati erano tutte persone di valore; e vi insegnava lettere, grande svegliatore d'ingegni e di cuori, il Padre Atanasio Canata da Lerici, nato artista, fattosi frate, vissuto cattedra e libri tutta la vita.Aveva allora passati di poco i 40 anni ; serbava tutto il fuoco della gioventù, che doveva essere stato un vulcano; uomo da dipingere con la spada in pugno come S. Paolo. Rimasto al secolo, l'Italia l'avrebbe visto  morire in qualcuno dei moti dal 31 in poi, o esule si sarebbe fatto sentire come una tromba di guerra: chiuso in quel collegio era venuto su insegnando, educando, finche nel 1848 esplose da solo come (...)

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